Le Orchestre Regionali della Lombardia: tra arte, amicizia e avvio alla professione

Difficile scegliere, in un progetto ampio come quello delle Orchestre Regionali della Lombardia, gli aspetti prevalenti o comunque più significativi. Un progetto che, insieme agli evidenti e specifici obiettivi di carattere tecnico-strumentale, si prefigge altrettanti non meno rilevanti obiettivi di carattere educativo e sociale.

Da cosa partire dunque, quali obiettivi e motivazioni mettere in maggiore evidenza?

Probabilmente la risposta sarebbe diversa a seconda di quale dei molti soggetti coinvolti fosse chiamato a rispondere. Tra questi, sicuramente la “Scuola”, perché è importante tenere sempre presente che stiamo agendo all’interno delle finalità scolastiche e di conseguenza gli alunni e i docenti, ma non solo. Non a caso al progetto partecipano attivamente anche diversi enti associativi.

Tante voci, quindi, altrettanti punti di vista spesso anche diversi all’interno della stessa componente.

Evidente l’importanza che intendiamo dare alla formazione orchestrale, parte fondante per molti strumentisti – a nostro avviso per tutti i musicisti e diremmo per tutti gli adolescenti e i futuri cittadini. Ma già in questo che dovrebbe essere l’elemento più ovvio, risultano evidenti diverse motivazioni, se non addirittura opposte, ad esempio per gli stessi alunni partecipanti alla compagine dedicata alle Chitarre rispetto a quella degli Archi.

Per gli alunni di strumenti ad arco l’orchestra è la principale attività professionale, da cui l’estrema rilevanza di poter misurare in un ambito protetto, accogliente ma nello stesso tempo esigente, la propria affinità verso quel profilo professionale. Al contrario per un chitarrista l’orchestra è sostanzialmente un soggetto estraneo. Per loro la quasi totalità del percorso di studi e di possibilità professionali sono legati all’esecuzione solistica o in piccoli ensemble da camera. Quindi, all’opposto, la partecipazione all’orchestra regionale rappresenta una delle pochissime possibilità di ampliamento della propria sensibilità musicale legata all’esecuzione collettiva, al sentirsi parte di un gruppo ampio in cui si giocano ruoli professionali e relazionali per loro altrimenti impossibili da sperimentare.

Altrettante differenze potremmo elencare tra le compagini monostrumentali, come quelle dedicate ai Flauti traversi o ai Saxofoni rispetto alla compagine di Fiati e Percussioni.

In realtà così facendo ci staremmo già ponendo da uno specifico punto di vista, quello degli adulti che programmano e definiscono standard, dimenticando che per molti alunni le prove e i concerti sono innanzitutto un’occasione per conoscere coetanei che studiano in altre scuole, con altri docenti, con metodologie di studio spesso differenti, ma con cui riescono a confrontarsi, riconoscendoli come simili e vicini a loro perché ne condividono interessi, necessità, dubbi e finanche paure.

L’Orchestra, per molti giovani (pensiamo a loro prima come persone e poi come studenti), non è solo un luogo di studio. É prima ancora un luogo di vita in cui si intrecciano amicizie, si affinano interessi, ci si confronta sui propri sogni e sulle proprie speranze di futuro professionale e sociale. Sogni, certo, spesso speranze, tutte da verificare per poterle adattare alla realtà, approfittando di un contesto che consente ruoli di diverso impatto emotivo e tecnico.

Un’orchestra è di fatto un organismo vivente, in cui c’è un cervello che guida tutto ciò che accade, il Direttore, ma in cui ogni organo svolge un ruolo, più o meno importante, ma sempre indispensabile.

Si può far parte dei Violini, il gruppo spesso più numeroso, ma avere un ruolo interno, che consente di fare con diligenza la propria parte senza dover affrontare l’impatto emotivo della prima fila o quello praticamente da solista della “Spalla” del direttore.

Tutto ciò dovrebbe scatenare ambizioni, rivalità, perché non dirlo anche gelosie con conseguenti antipatie.

Come mai non accade? Perché vediamo i nostri ragazzi concludere felici ore di prove, sopportare aggravi nei tempi di studio e di permanenza a scuola, spesso affrontare spostamenti che richiedono ore? A cosa è dovuta quella consapevolezza nei loro volti quando un’esibizione pubblica è riuscita particolarmente bene?

Li vediamo soddisfatti per il risultato raggiunto anche se altri compagni avevano avuto un ruolo preminente nell’esecuzione. Persino fieri di poter annoverare al proprio interno compagni particolarmente dotati e preparati. Certo speriamo che molti, se non tutti, aspirino un giorno a quei ruoli, ma l’importante è che tutti abbiano contezza del fatto che il loro ruolo era comunque indispensabile per il buon risultato, siano essi tra coloro che aspirano ad un futuro professionale o tra coloro che hanno bisogno di superare delle difficoltà.

Tutto ciò meriterebbe da parte del mondo degli adulti maggiore attenzione, non soltanto per dovere istituzionale degli organismi preposti: la scuola, abbiamo detto, ma anche le amministrazioni locali il mondo dell’associazionismo delle fondazioni filantropiche e quant’altro.

Quante volte ci siamo sentiti chiedere cosa fanno le amministrazioni locali per le esigenze musicali dei giovani, sottintendendo che ci sia un modello musica dei giovani per poi lamentarsi che le sale da concerto sono sempre più vuote e frequentate da non giovani.

Nulla, sia chiaro, contro altre forme di aggregazione musicale giovanile, ma altrettanta attenzione andrebbe data alle esigenze di giovani che avrebbero bisogno di potersi esibire in sale da concerto con un’acustica decente, di poter utilizzare strumenti di qualità adeguata alle proprie aspirazioni.

E tutto ciò, per concludere, non solo per un’esigenza professionalizzante ma anche perché tra le competenze che vengono acquisite da questi futuri cittadini – coloro che saranno i nostri amministratori pubblici, i manager, i ricercatori, i professionisti ecc… – ci sarà la capacità di condividere obiettivi in un contesto complesso e collaborare in progetti articolati, sapendo svolgere i ruoli più diversi e dando valore all’utilità sociale del proprio lavoro.

Un’utopia che nel nostro piccolo chiamiamo “Orchestre Regionali della Lombardia”.

 

Ciro Fiorentino

Referente Nazionale COMUSICA

Comments are closed, but trackbacks and pingbacks are open.